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In questo articolo vi parlo della zona di Kitayama, ovvero i Monti Settentrionali di Kyoto. In realtà non si tratta di un itinerario cosí sconosciuto ma attira per lo più turismo giapponese o rappresenta la classica gita domenicale per gli abitanti di Kyoto. Si raggiunge infatti in circa 30 minuti di treno dalla stazione di Demachiyanagi con la linea Eiden Eizan. Lungo tutto il percorso in treno ci sono diversi templi e attrazioni ed è previsto un pass giornaliero per salire e scendere a proprio piacimento; noi ci siamo concentrati solo sulle ultime due fermate, ovvero i paesini di Kurama e Kibune. C’è infatti un percorso a piedi che li collega, passando attraverso lo splendido tempio di Kurama-dera che si trova circa alla sommità della montagna.


Abbiamo seguito le indicazioni della Lonely Planet che suggerisce due opzioni: la prima è di partire da Kurama durante il periodo estivo perchè c’è una funicolare che porta quasi al tempio e si evita un bel pezzo in salita che con il caldo può essere piuttosto pesante; la seconda è di partire da Kibune, percorso impegnativo che quindi meglio si addice a temperature più miti, o addirittura in inverno, dal momento che all’arrivo c’è anche uno splendido onsen tra i boschi, ideale per rigenerarsi dopo una bella camminata.
Noi, sottovalutando la “passeggiata” (come definita dalla Lonely), abbiamo ovviamente fatto il contrario, soprattutto per poter pranzare in un ristorantino di cucina tipica giapponese vegetariana, Yoshuji, e quindi ci siamo arrampicati su per la montagna in questo sentiero meraviglioso, tra alberi altissimi ma completamente trafelati e grondanti per tutto il tragitto! Col senno di poi abbiamo capito come mai continuavamo a incrociare persone scendere per quello stesso tratto invece di salire! 😂 In ogni caso, se non siete necessariamente vegetariani, oppure non è inverno, vi consiglio quindi di considerare Kurama come punto di partenza e Kibune come arrivo e di pranzare, secondo la tradizione del kawadoko, in uno degli splendidi ristorantini sulle piattaforme direttamente posizionate a pochi centimetri sopra le acque del torrente (penso sia meglio prenotare, magari fate chiamare dal vostro hotel).


Ecco invece i tipici ristorantini sul fiume (questa foto è presa da internet perchè purtroppo questa mattina era troppo presto quando ci siamo passati ma almeno potete farvi un’idea di quanto sia carino! 💙)


Ma veniamo al Kurama-dera… il posto è splendido! Nonostante fosse domenica, nonostante fosse luglio, nonostante ci fossero quindi alcuni turisti, come ho già detto per lo più giapponesi, regnavano una pace e una tranquillità che tutti i templi dovrebbero meritare! Adoro questi posti dove puoi assaporare l’essenza del luogo, dove il contatto con la natura ancora prevale sull’uomo, dove c’é rispetto. Sono quelli che ricerchiamo sempre nei nostri viaggi.



In realtà si tratta di un complesso di templi più o meno grandi che si susseguono un po’ lungo tutto il percorso. È bellissimo vederli apparire tra gli alberi, facendo una curva, quando meno te l’aspetti… inoltre sono tutti diversi, alcuni più grandi, altri piccolissimi, altri che sono visibili solo con piccole deviazioni… ma sempre immediatamente riconoscibili per il colore rosso/arancio che li contraddistingue.

Alcuni dettagli qua e là per ricordare questa giornata sono:

  •  i “Konnichiwa” ❤ dei Giapponesi che ci salutavano incrociandoci lungo la strada (proprio come si fa anche da noi nei sentieri in montagna 😊)
  • i bastoni, anche loro da montagna, a “noleggio” gratuito all’inizio del percorso e da riconsegnare al termine 😂
  • un cartello che segnalava l’avvistamente di un orso pochi giorni prima 🐻 😧 e
  • la spiegazione a tutte le assurde emoticons della Apple che a quanto pare sono prese dal Giappone… guardate qua 👺 😂 ok, solo io non lo sapevo!!! 😂

 

Vi lascio anche questa lettura, che per me e’ stata fonte di grande ispirazione.

Comments:

  • Aprile 14, 2019

    Adoro i suggerimenti insoliti ed adoro il Giappone, quindi questa tua sezione del blog capita a pennello. Salvo questo itinerario in vista di un mio – spero – imminente ritorno in quell’isola assurda!

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