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E’ una storia di indipendenza e voglia di cambiare le cose, quella che accompagna le donne zanzibarine coinvolte ogni giorno nella coltivazione, raccolta e lavorazione delle alghe a Paje, un piccolo villaggio nella costa a sud-est di Zanzibar.

Il progetto

L’idea nasce alla fine degli anni ’80 per permettere alle mamas, le donne, di uscire finalmente di casa ed entrare a far parte di una comunità di altre donne, vedere il mondo, confrontarsi, guadagnare del denaro per la famiglia.

Sembra una storia normale da leggersi per noi, ma non lo è per paesi in cui le donne vengono ancora tenute nascoste tra le mura domestiche e, anzi, addirittura non è permesso agli estranei di entrare nelle loro case e di vederle.

Le cose stanno poco a poco cambiando, ma le donne che lavorano, non godono comunque di buona fama. Solo il fatto che questo permetta loro di portare a casa dei soldi ha permesso che alcuni mariti abbiano via via accettato tutto ciò.


Mama al lavoro, Seaweed Centre | © bychloe.it

Eppure, vederle chine sulla sabbia a trapiantare e raccogliere le alghe e poi lavorarle per ottenerne saponi e altri prodotti di bellezza, trasmette tutta la loro voglia di uscire allo scoperto, di sentirsi finalmente importanti e parte di qualcosa.

Non esagerano quando dicono che le donne da queste parti contano molto poco. Spesso mi sono ritrovata a non essere considerata mentre le attenzioni e le parole venivano scambiate solo con Stefano. Queste donne vivono tutti i giorni la discriminazione sulla propria pelle. Alcune di loro sono molto conservatrici e non subiscono in maniera così negativa questi comportamenti (o almeno non in maniera consapevole), ma la realtà è che semplicemente non hanno idea di cosa voglia dire essere una persona libera.

Durante la nostra permanenza sull’isola abbiamo cercato di entrare il più possibile in contatto con la popolazione locale e abbiamo notato una distinzione sostanziale tra due mentalità ben marcate: una più conservatrice, sguardi cupi, schivi, a tratti anche aggressivi. Un’altra invece curiosa, aperta, alla ricerca di novità e del diverso, pur mantenendo saldi i propri valori e radici. Questa sensazione l’abbiamo provata indistintamente con uomini, donne e bambini.

Essere parte di questo progetto significa molto ed e’ un segno di forza e volonta’ di grande cambiamento.

La piantagione di alghe

Il lavoro che si svolge su queste spiagge è prevalentemente quello di trapiantare le alghe, strappando una piccola estremità da quelle mature e legarla a dei nuovi spaghi di corda che verranno poi fissati a 10cm da terra con dei paletti. L’altra parte di lavoro consiste nella raccolta, ogni ciuffo di alga è pronto dopo circa due mesi. La raccolta avviene strappando l’alga dal ciuffo madre lasciandone una piccola parte che poi ricrescerà di nuovo (un po’ come si fa con l’insalata). Non ci sono radici piantate al terreno, le alghe si sviluppano semplicemente con le giuste condizioni di acqua e luce.

Abbiamo provato ad eseguire tutti i passaggi, e’ un lavoro semplice ma che richiede amore e cura per strappare l’alga nel punto giusto e annodare bene i nuovi ciuffetti. E’ importante inoltre che i paletti vengano ancorati saldi nella sabbia altrimenti la piantagione rischia di essere portata via dalla corrente. Abbiamo anche assaggiato l’alga appena colta: questo tipo in particolare e’ fresco, croccante e leggermente salato: un ottimo snack!

Trapianto delle alghe | © bychloe.it

L’essiccazione e la lavorazione

Le alghe vengono quindi raccolte in ceste di paglia traforate che le donne si portano in spalla e fatte essiccare al sole nella farm. Successivamente vengono poi polverizzate in due diverse dimensioni. Una polvere viene mantenuta più fine, usata per essere mescolata ad oli e altri prodotti per creare saponi, burri, creme per il corpo. Mentre un’altra parte viene lasciata in grani più grossi per la preparazione degli scrub.


Produzione di sapone | © bychloe.it

La lavorazione avviene tutta a mano, la saponificazione tramite il metodo tradizionale, non c’è produzione industriale di alcun tipo. Questo che vedete infatti e’ il loro laboratorio in cui la materia prima viene trasformata in ogni sua parte.

Il confezionamento

Ogni prodotto viene poi accuratamente confezionato per essere venduto. La produzione è manuale per questo si tratta di un prodotto di grande valore. Benché molte compagnie abbiano offerto loro di industrializzare il processo, per ora la decisione è stata fermissima sul voler continuare il progetto in questa direzione. L’obiettivo resta quello di aiutare le donne locali nella loro emancipazione e nella valorizzazione della loro persona.

Stampi e confezionamento dei saponi | © bychloe.it

Il tour

La visita e’ organizzata benissimo e si effettua considerando l’orario migliore in relazione alle maree quindi non ci sono ore fisse. Il mio consiglio e quello di contattare il centro in anticipo o recarvi direttamente almeno un giorno prima per conoscere l’orario corretto e prenotare i vostri posti.

Noi abbiamo fatto proprio cosi’ e ci hanno accolti dandoci tutte le informazioni del Centro e offrendoci un’ottima bevanda fresca e dissetante a base di hibiscus, cannella, zenzero, cardamomo e zucchero di canna.

Il tour inizia dal Centro, per raggiungere la spiaggia in circa 10/15 minuti di passeggiata. Vi daranno scarpe di gomma (nel caso non abbiate le vostre scarpetta da scogli) e cappello, voi procuratevi acqua e crema solare (nel nostro caso la visita si e’ svolta alle 11 e il sole e’ molto forte).

Una volta raggiunta la piantagione, la guida vi spiegherà tutto quello che vi ho brevemente descritto, ma in maniera più dettagliata e avrete la possibilità di provare a raccogliere le alghe, legarle ed effettuare tutti i passaggi proprio come fanno le mamas. Lo spettacolo della laguna e’ qualcosa di indescrivibile, una delle esperienze più belle che possiate fare sull’isola per cui vi consiglio proprio di non perderlo.

Al ritorno, dopo aver assaggiato un refrigerante succo a base di frutta e alghe (sotto vi lascio la ricetta!), si entra nel vivo della lavorazione della materia prima e confezionamento del prodotto finito. Quando siamo arrivati noi le donne stavano mescolando la polvere di alga al sapone ancora liquido. Una volta raggiunta la giusta consistenza, viene versato in appositi stampi e lasciato essiccare per un giorno e poi tagliato a mano nei diversi formati.

La visita termina nel piccolo shop in cui potrete provare i prodotti che sicuramente sono un’ottima opzione come souvenir del viaggio!


Il negozio | © bychloe.it


Seaweed Fruit Juice

1/2 mango
1/2 avocado
1 pizzico di zenzero in polvere
1 passion fruit
50ml di succo di carota
50ml di succo di anguria
50ml di acqua
10gr di alga fresca

Frullare tutti gli ingredienti e gustare!

Comments:

  • Aprile 5, 2019

    Ma pensa te a quante cose esistono a questo mondo… Hai scritto un post interessantissimo!! Sia per la spiegazione di quella lontana realtà sociale, sia per avermi fatto capire come funzionano le alghe, che io adoro, tra l’altro. Non ho in programma una visita in Africa al momento ma cercherò di ricordarmi di questo posto quando prima o poi capiterà!

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  • Aprile 8, 2019

    Non pensavo che le condizioni della donna a Zanzibar fossero così dure, fa veramente male leggere alcune cose nel 2019. Sono contenta che abbiano trovato un modo per riscattarsi ma anche amareggiata per come vengono trattate e per le dure condizioni. Speriamo le cose possano cambiare.

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  • Aprile 8, 2019

    Terribile la condizione delle donne a Zanzibar, non pensavo 🙁 Post interessantissimo comunque e foto stupende

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  • Aprile 8, 2019

    Non pensavo che la condizione delle donne a Zanzibar fosse così terribile, considerando che è uno dei luoghi più turistici del Conntinente Nero! In ogni caso ti ammiro (e ti invidio) per questa bellissima esperienza che hai fatto, Ecco, secondo me, i blog di viaggi servono anche e soprattutto a questo:! Quindi grazie davvero 🙂

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  • Aprile 9, 2019

    molto interessante il tuo post, anche io avevo visto le donne raccogliere le alghe a Zanzibar ma non avevo mai approfondito la tecnica e soprattutto il risvolto etico. E complimenti anche per le foto

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  • Aprile 9, 2019

    È stato interessantissimo leggere questo post! Sia perchè onestamente, pur essendo stata a Zanzibar (ma ero piccola, avevo 11 anni), non sapevo che la condizione delle donne fosse questa lì, sia perchè non sapevo assolutamente nulla dei prodotti che si possono realizzare con delle alghe nè di come le alghe vengono coltivate… Avete fatto una bellissima esperienza comunque, se mai tornerò a Zanzibar cercherò sicuramente questo centro!

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  • Aprile 9, 2019

    Che bel post, grazie per avermi fatto conoscere una realtà che fino a questo momento ignoravo! Semmai scegliessi di visitare Zanzibar, mi rifarò assolutamente al tuo articolo per scoprire da vicino una sfaccettatura così particolare del posto…

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  • Aprile 11, 2019

    Un post super interessante, e importante per le donne visto che siamo donne. Proviamo ad immaginare un mondo come il loro? Da pazzi. ho ricordi di trattamenti simili in Egitto all’aeroporto.. I loro prodotti sono meravigliosi !

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  • Aprile 11, 2019

    Mi aggiungo al coro delle persone che non pensavano che la condizione della donna a Zanzibar fosse ancora così grave.
    Sono senza dubbio felice di scoprire progetti che ne emancipano il ruolo sociale e familiare attraverso il lavoro.
    Vale certamente la pena di supportare il progetto visitando il centro!

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  • Aprile 11, 2019

    Prima di stasera non sapevo niente di alghe, solo che mi piacciono quelle giapponesi. Davvero interessante questo post, il progetto è ammirevole e spero che serva a far cambiare le cose, anche se un po’ alla volta. Grazie per averlo raccontato!

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  • Maggio 10, 2019

    Che bel progetto! E’ il Seaweed Centre di Paje?
    Certo che e’ un lavoraccio… un po’ come le mondine nelle risaie dei nostri anni a meta’ 900!
    Chissa’ se trovo delle alghe fresche per provare la tua ricetta di succo di alghe! 😀

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