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Non esistono online molte informazioni su Tumbatu. Anche la Lonely Planet dedica a quest’isola a nord di Zanzibar appena poche righe. In realtà, il fascino di mistero che la avvolge e’ il motivo che ci ha spinti a visitarla, entrando fin da subito fra le tappe indispensabili del nostro viaggio.

Tumbatu e’ un’isola i cui abitanti sono ancora decisamente conservatori, alcuni di loro non si sono mai recati a Zanzibar. Non sono abituati ad avere turisti intorno ed infatti non sono presenti strutture ricettive di alcun tipo.

Per poter sbarcare sull’isola e’ necessario il permesso del capo villaggio, inoltre non esistono trasporti “pubblici” che possano portarvi. Se voleste mai recarvi autonomamente dovrete cercare un barcaiolo disposto a traghettarvi dal piccolo porto di Mkokotoni.

Noi abbiamo effettuato l’escursione con una guida locale, tramite i tour organizzati da Love Zanzibar, un’agenzia di Jambiani che offre escursioni autentiche e a contatto con la gente del posto. Abbiamo fatto anche altre escursioni con loro e per questo motivo mi sento di consigliarla: sono infatti state giornate davvero splendide!

In realtà Tumbatu si differenzia da ogni aspettativa anche in questo caso.

Il fatto che la popolazione sia piuttosto schiva e diffidente, non rende sicuramente semplici le visite ed il contatto con gli abitanti avviene in modo marginale se comparato con quelli di altri villaggi in cui siamo stati. In ogni caso bisogna rispettarli e questo contatto, seppur delicato e sottile, diventa elemento di grande valore, se visto a posteriori. In quel momento invece la sensazione e’ stata più di stupore, spiazzamento, imbarazzo e talvolta disagio.

Come arrivare

Se vi affidate a Love Zanzibar la partenza sarà da Mkokotoni o dal vostro hotel. Noi avevamo un’auto a noleggio quindi ci siamo recati autonomamente al villaggio in cui ci aspettavano la guida, Khamis, e la barca che ci avrebbe traghettati. Il tragitto è breve, 15/20 minuti circa ma potrebbe essere anche più lungo in caso di mare mosso. Quella mattina il mare per fortuna era calmissimo!

La visita

Le rovine di Makutani

La prima tappa e’ stata alle rovine di Makutani, prima citta’ e moschea dell’isola. Furono costruite dagli Arabi all’inizio del XVII Secolo. Si dice che questo sia anche il punto in cui le culture zanzibarina e persiana hanno iniziato a mescolarsi.

Riprendiamo la barca per raggiungere il villaggio di Gomani che si trova a pochi minuti, ma in un’altro punto dell’isola

Il villaggio

La tappa successiva e’ quella del villaggio di Gomani che e’ anche il principale dell’isola. Non appena metti piede sulla terraferma, uno sciame di bambini ti corre incontro incuriosito. I pescatori continuano a sistemare le loro reti, ti salutano con un sorriso e un cenno del capo. L’accoglienza non sembra per niente male!

La guida ci spiega che non e’ vero che gli abitanti vedono in malo modo i turisti, ma anzi stanno iniziando a capirne l’importanza anche da un punto di vista economico. Sull’isola infatti si vive principalmente di pesca; c’e’ carenza d’acqua quindi la coltivazione non e’ possibile. Gli abitanti si recano infatti ogni giorno in barca fino a Mkokotoni e poi col dala dala a Stone Town per comprare frutta e verdura, tornare indietro e rivenderla sull’isola.

Iniziamo a camminare con Khamis per la via principale del villaggio e i bambini poco a poco diventano sempre di piu’, ci seguono, ridono, ma non provate e fotografarli: in quel caso infatti, scappano impauriti non appena vengono puntati dall’obiettivo! Incontriamo il capo villaggio, alcune donne che sembrano essere più socievoli, ci fermiamo a fare una foto davanti ad una casa, quando arriva la proprietaria. Ride del fatto che due turisti si facciano una foto davanti alla sua casa. Ridiamo tutti e Khamis ci insegna alcune parole in Swaili per ringraziarla.

Sembra un villaggio come un altro. Ci aspettiamo di conoscere qualcuno piu’ approfonditamente ma, via via che ci addentriamo, gli sguardi diventano un misto di curiosità, timore e sospetto. Le donne sono affaccendate nelle loro attivita’ quotidiane. C’e’ chi lava, chi allatta, chi cucina, i bambini giocano (in questo periodo e’ vacanza) e man mano che ci incontrano si uniscono al gruppo che continua a seguirci.

Tumbatu Island, Attivita’ quotidiane

Il Baobab e i riti voodoo

Ad un tratto arriviamo all’imponente albero di Baobab dove hanno luogo molte cerimonie e riti voodoo, un luogo che riveste grande importanza per la comunità del villaggio. la guida ci spiega che in diverse occasioni gli abitanti si riuniscono attorno a questo albero secolare, sia nella festivita’ ma anche in particolari momenti della vita come la nascita di un bambino.

Passiamo la Moschea e raggiungiamo le scuole, chiuse in questi giorni di festa, fino a concludere il nostro giro nella casa dello stregone del villaggio, Mganga. In questo caso siamo riusciti ad entrare e ci siamo accomodati sul pavimento.

Tumbatu Island, La scuola

La casa era piuttosto spoglia, composta da una sola stanza con una porta che dava su un’altra stanza ma non sono riuscita a vedere dentro. Un’unica stanza senza finestre, con il tetto piuttosto basso e diversi oggetti, libri, fogli e appunti, una brocca, una bacinella appoggiati sul pavimento lungo la parete sul fondo. C’e’ penombra.

Lo stregone ci accoglie ma non possiamo fotografarlo. Dopo averci chiesto i nomi e quelli dei nostri genitori, leggera’ per noi il futuro e la buona sorte su di una tavoletta di legno con un sottile strato di sabbia, in cui iniziera’ a disegnare dei simboli. Noi lo guardiamo con uno sguardo tra l’ammirato e il perplesso… 🙂

Il risultato finale e’ quello che vi mostro qui sotto e il responso finale sembra essere positivo (!): godremo di buona fortuna!

Ci incamminiamo sulla via del ritorno per imbarcarci di nuovo dal porto ma la sensazione che ci pervade e’ che

tumbatu restera’ per sempre un mistero,

anche dopo averla visitata

Comments:

  • 13 Aprile, 2019

    Non conoscevo affatto quest’isola. Quando andai a Zanzibar qualche anno fa non ne avevo sentito parlare. Anche se un po’ schivi mi è davvero sembrato di capire che siano stati più autentici nel contatto con voi. L’unica cosa che non avrei fatto è il rito con lo sciamano. Ma solo perché se fosse uscito qualcosa di negativo mi sarei fatta influenzare troppo!

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  • 15 Aprile, 2019

    Che meraviglia, amo questi luoghi autentici e incontaminati, mi stai facendo piano piano scoprire una Zanzibar insolita, meno turistica e più leggo i tuoi post più mi viene voglia di partire verso questa splendida meta 🙂

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  • 10 Maggio, 2019

    Non ne avevo mai sentito parlare, questi luoghi mi affascinano e intimoriscono allo stesso tempo. Ho sempre paura dell’effetto animali allo zoo, quando vado in certi posti e mi sento a disagio. Chiedere il permesso al capovillaggio e rispettare il divieto di foto è una cosa che non molti avrebbero fatto, hai tutta la mia ammirazione e stima.

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  • 10 Maggio, 2019

    Mi e’ capitato piu’ di una volta di incontrare persone che non vogliono farsi fotografare, Ma e’ strano: un gruppetto qui scappa e un altro gruppetto 100 metri piu’ in la’ fa a gara per essere in prima fila nella foto!

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  • 10 Maggio, 2019

    Un’esperienza davvero autentica ed interessante . Sicuramente lo terrò presente se mi recherò a zanzibar perché mi attira davvero molto!

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  • 10 Maggio, 2019

    WOW, avete introdotto una meta davvero misteriosa nel vostro già magnifico viaggio a Zanzibar 🙂
    Un’isola che comincia ad avvicinarsi al turismo e che teme le macchine fotografiche.
    Le foto che siete riusciti a fare ai bambini in fuga sono interessanti.
    Bravi.

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  • 11 Maggio, 2019

    Grazie per questa dritta, non sapevo delle’esistenza di questo posto e anche a me attira molto. Sarà che amo ogni cosa che sia Africa, ma questo posto mi incuriosice molto. Bravi voi ad aver sperimentato i riti tribali, io non so se li avrei fatti, mi fanno un po’ paura

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  • 11 Maggio, 2019

    Sono molto attratta da sciamani e stregoni, nel corso degli anni ne ho conosciuti diversi (alcuni veri altri… commerciali) e partecipato a diversi rituali, anche molto forti. Il vostro racconto, con queste premesse mi ha attratta particolarmente. E, con le vostre parole, mi avete trasportata in un’altra dimensione.

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